Salute della tiroide: sintomi e controlli periodici

La tiroide è una ghiandola situata nella regione anteriore del collo che, nonostante le modeste dimensioni, svolge funzioni fondamentali per la salute dell’organismo grazie ai suoi ormoni. Si sta parlando, infatti, di un organo coinvolto nella regolazione del metabolismo, nella fertilità, nello sviluppo corporeo e cerebrale dei più giovani.

Le alterazioni funzionali della tiroide, identificate tipicamente nell’ipotiroidismo e nell’ipertiroidismo, sono condizioni molto comuni. Purtroppo, però, sono anche poco specifiche dal punto di vista dei sintomi, il che ne complica la diagnosi.

Analizziamo insieme, e approfondiamo con maggiori dettagli quali sono i campanelli d’allarme di una tiroide in sofferenza, perché è importante monitorare periodicamente la salute di quest’organo e quali sono gli esami da fare per controllarne la funzionalità.

Cos’è la tiroide?

La tiroide è un piccolo organo a forma di farfalla, collocato nella regione anteriore del collo, appena sotto la pelle, davanti al condotto respiratorio della trachea. 

La tiroide appartiene alla categoria delle ghiandole endocrine. Questo significa che secerne (ovvero produce) delle sostanze chiamate ormoni, che rilascia nel sangue e che svolgono importanti funzioni all’interno dell’organismo.

Sebbene si possa vivere senza tiroide, quest’ultima rimane un organo fondamentale per la salute. In sua assenza, infatti, bisogna assumere una variante sintetica dei suoi ormoni al fine di replicare le funzioni indispensabili svolte da questi.

A cosa serve la tiroide e come funziona?

La tiroide secerne due ormoni principali: la tiroxina (o T4), che corrisponde anche all’ormone più attivo, e la triiodotironina (o T3)

In realtà, l’organo produce principalmente T4, la quale funge da precursore di T3: gran parte della triiodotironina circolante, infatti, è frutto della conversione di T4 in cellule e tessuti bersaglio.

Grazie a T3 e T4, la tiroide è protagonista di svariate funzioni tra cui:

  • regolazione del metabolismo;
  • crescita e sviluppo corporeo nel bambino;
  • regolazione dello sviluppo cerebrale nei giovani;
  • controllo della fertilità.

Il corretto funzionamento della tiroide è legato alla presenza di iodio, un minerale e un oligoelemento che l’essere umano acquisisce unicamente attraverso la dieta. Sostanzialmente, la ghiandola ha bisogno dello iodio per poter secernere correttamente gli ormoni T4 e T3.


L’attività della tiroide è finemente regolata, in prima istanza, dall’ipotalamo e, in seconda battuta, dall’ipofisi, secondo un meccanismo di feedback negativo.

Per comprendere come funziona la tiroide, bisogna stabilire un punto di inizio del meccanismo, che per convenzione corrisponde a quella fase in cui la concentrazione sanguigna di T3 e T4 è bassa.

Questo stato fisiologico, attiva l’ipotalamo, un organo endocrino posto alla base del cervello e coinvolto nella regolazione di tantissime altre ghiandole, il quale produce il cosiddetto ormone di rilascio della tireotropina (o TRH).

Il TRH, a sua volta, stimola l’ipofisi, un’altra ghiandola, la quale genera e rilascia nel circolo sanguigno l’ormone tireostimolante (o TSH). Il TSH è l’ormone dedicato a comunicare alla tiroide di produrre T3 e T4.

Quando T3 e T4 raggiungono livelli ematici soddisfacenti per la corretta funzionalità dell’organismo, loro stessi esercitano un segnale che induce l’ipofisi a spegnersi e a non secernere più TSH, bloccando così la produzione di altri ormoni tiroidei.

Questo sistema di regolazione dove sono gli stessi ormoni generati alla fine del meccanismo a controllare gli attivatori iniziali è un esempio di feedback negativo.

Tiroide e calcitonina

La tiroide produce un altro ormone meno conosciuto, ma comunque molto importante, il cui nome è calcitonina. Il suo compito è regolare i livelli di calcio nel sangue, favorendo la deposizione di questo minerale nelle ossa per mantenerle forti.

In ambito medico-clinico, la quantificazione delle calcitonina costituisce un indicatore della salute della tiroide: elevati livelli nel sangue di tale ormone, infatti, sono spesso associati a un tumore maligno della stessa ghiandola, noto come carcinoma midollare della tiroide.

Quali sono le principali malattie funzionali della tiroide?

Per orientarsi al meglio nell’ampio panorama di sintomi collegati alla salute della tiroide, bisogna inevitabilmente passare per la spiegazione dei principali disturbi della tiroide: l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo.

Il termine ipotiroidismo identifica la condizione per cui la tiroide è poco attiva e produce meno ormoni di quelli necessari all’organismo. L’ipertiroidismo, invece, è la sua condizione opposta: la tiroide è costantemente in fervente attività e secerne più ormoni tiroidei di quelli necessari all’organismo.

L’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo riconoscono cause differenti.

Per quanto riguarda l’ipotiroidismo, questa disfunzione è dovuta nella maggior parte dei casi a una malattia autoimmune nota come tiroidite di Hashimoto. Altre possibili cause sono la carenza di iodio (più diffusa nei paesi in via di sviluppo), l’asportazione chirurgica della tiroide, l’over-trattamento dell’ipertiroidismo e il cosiddetto ipotiroidismo congenito (in cui, fin dalla nascita, la tiroide è meno attiva).

Passando all’ipertiroidismo, questo disturbo, nei paesi in cui l’apporto di iodio è corretto, è dovuto nel 60-90% dei casi alla malattia di Basedow-Graves (fonte Fondazione Veronesi), una patologia autoimmune che colpisce soprattutto le donne e la popolazione tra i 20 e i 40 anni. Cause minori sono i noduli tiroidei (che corrispondono a formazioni iperfunzionali benigne di tessuto tiroideo), l’eccesso di iodio (dovuto per esempio all’uso improprio di integratori o a farmaci) e l’over-trattamento dell’ipotiroidismo.

Per chiudere, si segnala che esistono condizioni che possono provocare inizialmente ipertiroidismo e in una fase successiva ipotiroidismo: sono le tiroiditi di natura infettiva e la tiroidite post-partum, che colpisce una piccola minoranza delle donne che hanno appena partorito.

Quali sintomi indicano una disfunzione della tiroide?

Purtroppo, i disturbi funzionali della tiroide sono responsabili di una sintomatologia poco specifica, poco caratteristica. Trattandosi di una ghiandola che regola le attività di diversi organi, infatti, un suo malfunzionamento può manifestarsi con un’ampia batteria di sintomi, comuni a tante altre condizioni di salute.

Precisato ciò, quando si parla di sintomi connessi all’attività della tiroide, si è soliti distinguere due quadri clinici distinti: quello dell’ipotiroidismo e quello dell’ipertiroidismo.

Sintomi di ipotiroidismo

Tra i sintomi tipici dell’ipotiroidismo figurano:

  • battito più lento del normale (bradicardia);
  • stanchezza persistente;
  • aumento di peso inspiegabile;
  • maggiore sensibilità al freddo;
  • pelle secca e capelli secchi;
  • tono dell’umore basso;
  • mestruazioni abbondanti nelle donne.

È da segnalare che la carenza cronica di ormoni tiroidei, tipica di condizioni altrettanto croniche come la tiroidite di Hashimoto o il ridotto apporto di iodio, possono sfociare in una complicanza nota come gozzo, caratterizzata dall’ingrossamento visibile della tiroide

Il gozzo da ipotiroidismo è sostanzialmente la conseguenza di un organismo che prova a sopperire al deficit funzionale della ghiandola tramite un suo aumento di volume.

Sintomi di ipertiroidismo

Sono invece sintomi classici di ipotiroidismo:

  • tachicardia;
  • difficoltà a dormire;
  • perdita di peso inspiegabile;
  • sudorazione e intolleranza al caldo;
  • pelle umida;
  • ansia, nervosismo e irritabilità;
  • ciclo mestruale irregolare o assenza di mestruazioni.

A completare questo quadro clinico potenziale c’è ancora una volta il gozzo, che in genere riguarda i soggetti affetti dal morbo di Basedow-Graves e che, diversamente dai casi contraddistinti da ipotiroidismo, è dovuto all’iperattivazione della ghiandola.

Complicanze di ipotiroidismo e ipertiroidismo

L’ipertiroidismo può comportare complicanze di natura cardiaca, come la fibrillazione atriale e, nei casi più gravi, scompenso cardiaco.

Inoltre, può favorire l’osteoporosi e provocare una condizione nota come oftalmopatia di Basedow, che può culminare con la perdita della vista.

L’ipotiroidismo, invece, è associato a complicanze come aterosclerosi, aumento dei livelli ematici di colesterolo cattivo, coma mixedematoso e, nella donna in gravidanza, aborto, parto prematuro e problemi di sviluppo del feto.

Perché controllare la tiroide è importante?

Come detto in precedenza, la tiroide regola il metabolismo. In particolare, monitora e gestisce come le cellule utilizzano l’ossigeno e l’energia. Se ci sono pochi ormoni tiroidei o ce ne sono troppi, la regolazione fine del metabolismo salta e compaiono quei sintomi discussi in precedenza.

Controllare periodicamente la salute della tiroide è un gesto di cura verso sé stessi poiché si sta parlando di un organo tanto importante, quanto anonimo, nel manifestare una qualche problematica: per esempio, il senso di stanchezza profondo collegato all’ipotiroidismo è un sintomo comune a tante condizioni e, per questo, difficile da decifrare.

Non bisogna poi dimenticare che le alterazioni funzionali della tiroide sono molto comuni (la Società Italiana di Endocrinologia riporta che il 5% della popolazione italiana soffre di ipotiroidismo) e, considerate le conseguenze sulla qualità della vita e le potenziali complicanze a livello cardiaco e non solo, devono essere necessariamente tenute in considerazione quando si parla di check-up e diagnosi.

Infine, è importante ricordare che da un controllo periodico può derivare una diagnosi tempestiva, la quale, nella gestione dei disturbi della tiroide, permette l’attuazione di terapie mirate più efficaci e una minore possibilità di complicanze. 

Quali esami fare per controllare la tiroide?

Il primo test prescritto classicamente dai medici è la quantificazione nel sangue del TSH, ovvero dell’ormone tireostimolante prodotto dall’ipofisi. 

L’esito di questa analisi è prezioso sia in caso di sospetto ipotiroidismo che in caso di sospetto ipertiroidismo

  • livelli superiori al range considerato normale sono tipicamente un segnale di ipotiroidismo (il TSH è tanto perché l’organismo sta tentando di stimolare la tiroide, la quale però non risponde in modo adeguato); 
  • livelli inferiori al range di normalità, invece, sono un classico indicatore di ipertiroidismo (il TSH è esiguo perché T3 e T4 in eccesso stanno provando a spegnere il processo di stimolazione della tiroide).

Alla misurazione del TSH seguono, di solito, gli esami sulla tiroxina libera (FT4) e sulla triiodotironina libera (FT3), che sono le forme ormonali attive presenti nel sangue, e i test degli auto-anticorpi, per valutare la possibilità che sia presenti patologie autoimmuni della tiroide.

Se le indagini precedenti ancora non bastano per una diagnosi convincente, il quadro delle analisi si può ulteriormente completare con:

  • l’ecografia della tiroide: serve a verificare l’anatomia dell’organo e le sue eventuali alterazioni (es: presenza di noduli o ingrossamenti);
  • l’agoaspirato della tiroide: consente di stabilire la natura dei noduli della tiroide. È importante nella distinzione tra noduli benigni e noduli maligni;
  • la scintigrafia nucleare: si tratta di una tecnica di medicina nucleare che permette di studiare la funzionalità della tiroide.

Per individuare e inquadrare in modo corretto i disturbi della tiroide, può essere necessario un percorso di indagini talvolta lungo, che però fornisce tutte le indicazioni indispensabili a stilare il piano di trattamento più adeguato.

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è la tiroide e a cosa serve? 

La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata nel collo che produce ormoni fondamentali per la salute. Il suo compito principale è regolare il metabolismo, controllando la velocità con cui l’organismo trasforma il cibo in energia. Influenza inoltre la frequenza cardiaca, la temperatura corporea e lo sviluppo del sistema nervoso nei giovani.

Quali sono i sintomi dell’ipotiroidismo? 

L’ipotiroidismo si verifica quando la tiroide produce meno ormoni del necessario, rallentando le funzioni del corpo. I sintomi tipici includono stanchezza persistente, aumento di peso inspiegabile, freddolosità e battito cardiaco lento. Possono manifestarsi anche pelle secca, umore basso e alterazioni del ciclo mestruale.

Quali sono i sintomi dell’ipertiroidismo? 

L’ipertiroidismo avviene quando la ghiandola produce ormoni in eccesso, accelerando i processi corporei. Si manifesta spesso con tachicardia, perdita di peso involontaria, ansia, irritabilità e insonnia. Altri segni comuni sono l’eccessiva sudorazione, l’intolleranza al caldo e tremori alle mani.

È possibile vivere senza tiroide? 

Sì, è possibile, ma è necessario assumere una terapia ormonale sostitutiva per tutta la vita. In assenza dell’organo, i farmaci (come la levotiroxina) replicano le funzioni indispensabili originariamente svolte dalla ghiandola. L’asportazione chirurgica può essere necessaria in caso di tumori, gozzi voluminosi o ipertiroidismo non gestibile diversamente.

Come viene diagnosticato un problema alla tiroide? 

Il test principale è il dosaggio del TSH nel sangue, che indica se la tiroide sta lavorando troppo o troppo poco. Se i livelli sono anomali, il medico può richiedere la misurazione degli ormoni FT4 e FT3 e la ricerca di auto-anticorpi. Spesso si esegue anche un’ecografia per valutare l’anatomia della ghiandola e la presenza di noduli.

Qual è il ruolo dello iodio per la salute della tiroide? 

Lo iodio è un nutriente essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei. Una sua carenza è la causa principale del gozzo (ingrossamento della ghiandola) e di alcune forme di ipotiroidismo. Per garantirne un apporto sufficiente, è raccomandato l’uso regolare di sale iodato e il consumo di pesce e latticini.

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