Test del PSA: a cosa serve e quando farlo per la salute della prostata

La sigla PSA sta per Antigene Prostatico Specifico, una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata e deputata a fluidificare il liquido seminale al fine di aumentarne la permanenza nell’apparato genitale femminile e la conseguente possibilità di concepimento.

Poiché la prostata è un organo prettamente maschile (fa parte dell’apparato genitale maschile), il PSA è presente soltanto nell’uomo e, per ovvi motivi, è soltanto l’uomo che si sottopone alla quantificazione di questa proteina.

Per tutti gli iscritti a Sanimpresa aventi diritto è possibile effettuare in maniera totalmente gratuita il test del PSA insieme ad altri esami ematochimici presso le strutture convenzionate direttamente con la Cassa all’interno del percorso di prevenzione oncologica per gli uomini con età uguale o superiore ai 46 anni. 

Analizziamo insieme, e approfondiamo con maggiori dettagli cos’è il test del PSA, a cosa serve e cosa indica, se costituisce un test di screening oncologico attendibile e, infine, con quali criteri bisogna eseguirlo.

Cos’è il test del PSA?

Il test del PSA è un esame ematico, ovvero eseguito sul sangue, che quantifica la quantità di antigene prostatico specifico presente nel fluido biologico.

Non richiede una preparazione particolare, se non l’astensione nelle 48 ore precedenti il prelievo dall’attività sessuale e dall’esercizio fisico intenso, in quanto questi due fattori potrebbero falsare l’esito dell’esame.

Non serve presentarsi a digiuno e, in caso di assunzioni farmacologiche o di integratori, bisogna chiedere al medico curante come comportarsi (perché ci sono farmaci e integratori che, esattamente come l’attività sessuale e l’attività fisica intensa) possono alterare l’esito dell’esame. 

A cosa serve misurare il PSA?

Il PSA è un marcatore di salute della prostata. Ciò significa che fornisce informazioni relativamente a come sta la ghiandola prostatica.

Potenzialmente significativi sono i livelli di PSA più alti del normale. L’aumento del PSA nel sangue, infatti, può essere il riflesso di problematiche della prostata, come l’ipertrofia prostatica benigna (è l’aumento del volume della prostata), la prostatite (è l’infiammazione della prostata) o il tumore della prostata.

Tuttavia, è vero anche che, l’incremento del PSA può dipendere anche da fattori diversi da una patologia o condizione dell’organo prostatico e ciò ridimensiona il valore clinico dello stesso parametro: per esempio, rapporti sessuali recenti, l’attività fisica intensa (in particolare il ciclismo), le infezioni urinarie, la manipolazione della prostata successiva all’esplorazione rettale digitale o l’appartenenza alla popolazione africana possono comportare un innalzamento dei livelli di PSA sanguigni.

L’aver compreso che il PSA è un valore dipendente da svariati fattori, non per forza riguardanti la salute della prostata, ha indotto la comunità medica a concludere che il test del PSA è un esame utile, che però va combinato a una serie di altre indagini per giungere a una conclusione attendibile ed evitare la sovradiagnosi di patologie serie come il tumore, che rischia di creare ansie immotivate nonché essere motivo di accertamenti diagnostici non necessari.

È un test di screening oncologico?

In passato, per alcuni decenni, il test del PSA rappresentava un test di screening oncologico.

Superati i primi anni 2000, tuttavia, la ricerca e gli studi epidemiologici portarono la comunità medica a concludere che l’esame non fosse in realtà così indicato allo screening e le linee guida subirono una variazione sostanziale

Da allora, il test del PSA non è più un esame di screening come, per esempio, l’HPV DNA test nel caso del tumore della cervice uterina, ma un’indagine utile a valutare la salute della prostata, che può contribuire alla diagnosi dei tumori prostatici se opportunamente inserito all’interno di un iter di approfondimento.

Ora, è giusto spiegare quali sono i limiti del test del PSA e i motivi per cui non si può considerare un test di screening.

I limiti dell’esame del PSA

Innanzitutto, come tra l’altro già osservato, livelli anomali di PSA possono dipendere anche da condizioni differenti dalle neoplasie della prostata

Quando in passato il test del PSA rappresentava un esame di screening, un esito alterato dava avvio ad accertamenti, come la biopsia prostatica, invasivi e a rischio di complicanze, che in tante occasioni si concludevano con un nulla di fatto (perché il tumore non c’era). 

Oggi, prendendo con maggiore cautela un test del PSA alterato, i medici evitano approfondimenti inutili e limitano la biopsia solo a casi specifici, dove la certezza di analizzare effettivamente un tumore è elevata.

Il secondo importante motivo per cui il test del PSA è passato in secondo piano chiama in causa il tumore prostatico e le sue caratteristiche. Questa neoplasia molto diffusa nella popolazione maschile, in molti casi, presenta una crescita lenta, risultando poco aggressivo e stabile; questo significa che, in un’alta percentuale di pazienti, la gestione del tumore può limitarsi a un monitoraggio periodico (che è senza dubbio doveroso), evitando così la biopsia (con tutti i rischi che essa comporta) e un percorso di cura oncologico, che è notoriamente impegnativo dal punto di vista fisico (può avere conseguenze come disfunzione erettile, incontinenza urinaria, incontinenza intestinale) ed emotivo. Anche in questo frangente, quindi, vale quanto detto in precedenza: con il ridimensionamento della credibilità del test del PSA, oggi, è possibile evitare esami e cure non indispensabili.

Infine, a completare il quadro dei limiti del test è la sua scarsa specificità: il test del PSA non fornisci informazioni relativamente all’aggressività di un eventuale tumore prostatico (ammesso che i valori elevati siano imputabili a questa condizione). Questo significa che il medico non ha elementi per stabilire se quel dato valore anomalo è imputabile a un tumore aggressivo o meno.

Quando serve effettuare il test del PSA?

Il test del PSA va inteso come un marcatore della prostata e non del tumore prostata

Alla luce di ciò, questo esame andrebbe eseguito a partire dai 45-50 anni, in combinazione con l’esplorazione rettale digitale, per iniziare un percorso di osservazione della salute della ghiandola prostatica.

Ci sono situazioni per cui il test può trovare impiego qualche anno prima che sono:

  • familiarità per il tumore della prostata: in questi frangenti, quantificare prima i valori di PSA è un forma di cautela che permette di individuare tempestivamente eventuali rialzi anomali;
  • presenza di mutazioni nei geni BRCA 1 e BRCA2: alterazioni genetiche in questi geni, soprattutto quelle riguardanti BRCA2, sono associate a un rischio maggiore di tumori aggressivi della prostata. Chi è a conoscenza di tali mutazioni deve riferirlo al proprio medico di base e seguire le sue indicazioni relativamente a controlli e piani di prevenzione;
  • presenza di sintomi, quali minzione dolorosa e frequente, sangue nelle urine o nello sperma, dolore pelvico o alla schiena, che fanno pensare a un problema alla ghiandola prostatica.

Un aspetto importante, che non è ancora stato analizzato, è rappresentato dal caso dei soggetti con confermato tumore alla prostata e quello dei pazienti reduci da una neoplasia prostatica sottoposta a trattamento: nella prima circostanza, l’esame serve a monitorare l’andamento del PSA e va chiaramente combinato ad altri esami, per avere un quadro completo della situazione; nella seconda circostanza, invece, ha lo scopo di verificare l’efficacia della terapia e contribuire all’individuazione di eventuali recidive.

Perché è utile?

Nonostante non sia specifico, il test del PSA rimane un esame utile, che i medici continuano a prescrivere da dopo una certa età o in presenza di fattori di rischio per il cancro della prostata.

La prima ragione della sua utilità è che è un esame non invasivo, veloce e semplice (richiede un banale prelievo), e tutto sommato anche economico.

La seconda ragione è che, comunque, è un buon indicatore della salute della prostata. Una sua alterazione, infatti, può essere dovuta non solo a un tumore, ma anche a condizioni come l’ipertrofia prostatica benigna o la prostatite, che richiedono o possono necessitare di un trattamento specifico.

Terza e ultima ragione è che, se opportunamente inserito in un protocollo diagnostico, può contribuire alla diagnosi dei tumori prostatici più aggressivi e al loro monitoraggio post-trattamento.

Infine, è doveroso dedicare uno spazio al ruolo dello specialista (urologo o andrologo) che valuta l’esito dell’esame: sono anche la sua esperienza e le sue conoscenze, infatti, che danno senso al test, in quanto gli consentono di interpretare correttamente un rialzo dei valori. Per esempio, come riportato anche dall’AIRC, bisogna valutare non solo il valore assoluto di PSA, ma anche il suo andamento del tempo, in quanto è molto più sospetto un incremento improvviso di uno graduale. 

A quali altri esami va combinato per la diagnosi di tumore?

Oggi, la diagnosi dei tumori della prostata comprende una rosa di esami che, nel loro insieme, permettono di stabilire quando effettivamente serve una biopsia.

Tra queste indagini figurano le seguenti:

  • l’esplorazione rettale digitale: è l’esame manuale che permette, tramite la palpazione eseguita direttamente dal canale anale, di valutare l’anatomia della prostata e di verificare la presenza di ingrossamento o noduli; 
  • la risonanza magnetica multiparametrica della prostata (mpMRI): è un esame che permette di identificare eventuali lesioni sospette e di stabilire, attraverso un punteggio che va da 1 a 5, la probabilità che siano maligne. In linea generale, se il punteggio è uguale o superiore a 3, è prevista la biopsia;
  • l’ecografia a micro-ultrasuoni (micro-US): si tratta di un’ecografia ad altissima risoluzione, che consente di visualizzare in tempo reale le alterazioni strutturali della prostata. È una metodica innovativa, la cui efficacia è ancora in fase di studio.
  • la biopsia prostatica: è l’esame di conferma, che consente di stabilire l’esatta gravità della neoplasia. Essa rappresenta spesso l’accertamento finale. Non è privo di rischi (es: sanguinamento, infezioni), motivo per cui va eseguito con cautela e solo in caso di tumori con caratteristiche aggressivi o presunte tali.

L’avanzamento della tecnologia medica sta mettendo a disposizione degli specialisti test sempre più avanzati, allo scopo di favorire una diagnosi mirata e maggiormente precisa.

Domande Frequenti (FAQ)

Che cos’è esattamente il PSA (Antigene Prostatico Specifico)?

La sigla PSA sta per Antigene Prostatico Specifico, una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata. Fa parte dell’apparato genitale maschile e ha la funzione di fluidificare il liquido seminale. Il PSA è presente solo negli uomini.

A cosa serve il Test del PSA e cosa misura?

Il test del PSA è un esame ematico che quantifica la quantità di antigene prostatico specifico presente nel sangue. Serve come marcatore di salute della prostata, fornendo informazioni sulle condizioni della ghiandola. Può essere utilizzato per lo screening del cancro alla prostata, per seguire sintomi specifici, o per monitorare un tumore già diagnosticato o trattato.

Il PSA è un marcatore specifico solo per il cancro alla prostata? 

No, il PSA è considerato un marcatore specifico per la prostata, ma non per il tumore prostatico. Livelli elevati di PSA possono essere causati da altre problematiche benigne della prostata, come l’ipertrofia prostatica benigna o la prostatite. Per questo motivo, il test del PSA da solo non è considerato attendibile per effettuare una diagnosi.

A che età si dovrebbe iniziare lo screening per il tumore alla prostata con il test del PSA?

Il test del PSA andrebbe eseguito a partire dai 45-50 anni, in combinazione con l’esplorazione rettale digitale, per iniziare un percorso di osservazione. Tuttavia, per gli individui tra i 55 e i 69 anni, la decisione di sottoporsi a screening periodico deve essere individuale e discussa con il medico. Generalmente l’esame non è indicato nelle persone che hanno superato i 75 anni.

Quali sono i fattori di rischio che giustificano un inizio precoce dello screening?

Il test può essere impiegato qualche anno prima dei 45-50 anni in presenza di familiarità per il tumore della prostata. Altri fattori di rischio includono la presenza di mutazioni nei geni BRCA 1 e BRCA2 (in particolare BRCA2). Anche gli uomini di origine africana rientrano nelle categorie a rischio più elevato che potrebbero iniziare lo screening precocemente.

Qual è la frequenza raccomandata per ripetere il test del PSA?

Se una persona asintomatica sceglie di sottoporsi a screening e riscontra un PSA anomalo, il medico può raccomandare di ripetere il test dopo 6-8 settimane per confermare il risultato iniziale. Le fonti indicano che, per gli individui idonei sopra i 50 anni, può essere prevista una copertura per un test PSA annuale.

Cosa si intende per “valore normale” del PSA?

Non esiste una soglia unica che distingua un risultato PSA normale da uno anomalo. Generalmente, un livello superiore a 4.0 ng/mL è considerato anormale e può portare a una raccomandazione di biopsia. Tuttavia, poiché i livelli aumentano con l’età, i medici possono applicare limiti più alti per gli uomini anziani e più bassi per i più giovani.

Cosa succede se il mio valore di PSA è alto?

Un valore elevato può riflettere la presenza di ipertrofia prostatica benigna, prostatite o cancro. In assenza di sintomi, il medico può raccomandare di ripetere il test in 6-8 settimane per confermare il dato. Se i livelli continuano a salire rapidamente o viene rilevato un nodulo, si può procedere con ulteriori test diagnostici o, in specifici casi, con una biopsia.

Quali fattori possono alterare temporaneamente il valore del PSA, rendendo il test inaffidabile?

L’esito del test può essere alterato da attività sessuale o eiaculazione, e da esercizio fisico intenso (soprattutto il ciclismo) nelle 48 ore precedenti il prelievo. Altri fattori includono infezioni delle vie urinarie, manipolazioni della prostata successive all’esplorazione rettale digitale o una recente biopsia prostatica.

È necessaria una preparazione specifica prima di eseguire il test del PSA?

Non è necessario presentarsi a digiuno. La preparazione richiede l’astensione dall’attività sessuale e dall’esercizio fisico intenso nelle 48 ore precedenti il prelievo. È sconsigliato effettuare il prelievo in presenza di un’infezione delle vie urinarie, ed è importante riferire al medico l’assunzione di farmaci o integratori.

L’esplorazione rettale digitale (DRE) è ancora necessaria se il PSA è normale?

Sì, il test del PSA andrebbe eseguito in combinazione con l’esplorazione rettale digitale (DRE) a partire dai 45-50 anni. La DRE è un esame manuale che permette di valutare l’anatomia della prostata e verificare l’eventuale presenza di ingrossamenti o noduli.

Quali sono gli esami di approfondimento in caso di PSA persistentemente elevato?

Gli approfondimenti includono l’esplorazione rettale digitale, la risonanza magnetica multiparametrica della prostata (mpMRI) che identifica lesioni sospette,, e l’ecografia a micro-ultrasuoni. Possono essere utilizzati anche test ematici o urinari più avanzati (come PHI, 4Kscore o PCA3) per valutare il rischio individuale. L’esame di conferma finale è la biopsia prostatica.

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