In ambito oncologico, la prevenzione corrisponde all’insieme di trattamenti, esami, visite e comportamenti salutistici, mirati alla riduzione del rischio di recidive e all’identificazione tempestiva di eventuali ricadute, metastasi ed effetti avversi delle terapie antitumorali. Questo tipo di prevenzione che segue la malattia prende il nome di prevenzione terziaria.
Negli ultimi anni, il Ministero della Salute ha finanziato diversi progetti rivolti ad analizzare e supportare i bisogni psicosociali della persona reduce da un tumore, consapevole delle ripercussioni psicologiche che una malattia di questo genere può avere, dall’ansia per la possibile ricomparsa della malattia alle preoccupazioni relative agli effetti avversi dei trattamenti ricevuti, al reinserimento in società e nel settore lavorativo, ai bisogni nutrizionali.
Oggi, quindi, la prevenzione terziaria va vista in un’ottica più ampia, dove, accanto alle visite di controllo, esiste anche un intervento di supporto psicosociale, il cui scopo è contribuire a migliorare la qualità della vita dell’individuo.
Si ricorda che gli iscritti Sanimpresa aventi diritto, che abbiano gestito una diagnosi di tumore, hanno un accesso privilegiato alle attività di prevenzione periodica, che prevede esami, visite specialistiche e accertamenti diagnostici, ma soprattutto una presa in carico personalizzata che – per gli iscritti della Provincia di Roma – si effettua nel centro polispecialistico di Sanimpresa sito a Roma in via Enrico Tazzoli 6.
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Approfondiamo insieme, quindi, e scopriamo con maggiori dettagli cos’è esattamente il follow-up oncologico, quali trattamenti, visite, esami e comportamenti prevede e quali sono i benefici.
Di cosa parliamo in questo articolo
- Perché è importante la prevenzione terziaria dei tumori?
- Quando inizia il follow-up?
- Quali trattamenti medici prevede la prevenzione terziaria dei tumori?
- Quali controlli fare?
- Cos’è la riabilitazione oncologica e di cosa si occupa?
- Quanto conta e perché è importante uno stile di vita sano?
- L’importanza del supporto psicologico
- La prevenzione terziaria funziona?
- Conclusioni
- Domande Frequenti (FAQ)
Perché è importante la prevenzione terziaria dei tumori?
Oggi, sempre più persone con una diagnosi di tumore sopravvivono alla malattia. Come riporta l’AIRC, in Italia, le stime riportano che il 65% circa dei malati di tumore sia ancora vivo dopo 5 anni dalla diagnosi e il 39% circa lo sia trascorsi 10 anni dall’individuazione della malattia. Addirittura, per alcune tipologie di tumore, c’è la possibilità di una vera e propria guarigione, in cui l’aspettativa di vita è sovrapponibile a quella di chi non si è mai ammalato.
Tutto ciò è merito non solo dei miglioramenti nel settore delle terapie e della diagnosi precoce, ma anche di una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’adesione alla prevenzione terziaria.
Il follow-up non è altro che un strumento di monitoraggio, supporto e prevenzione, tramite il quale è possibile proteggere la salute e il benessere di chi è reduce da una patologia come il cancro, provante sia sotto l’aspetto fisico che sotto quello psicologico.
È vero che i controlli possono generare ansia legata all’esito degli esami; tuttavia, è vero anche che, con il tempo e se affrontati con consapevolezza, possono infondere fiducia, specialmente quando il risultato è positivo.
Una maggiore fiducia significa guardare con più serenità al domani.
Quando inizia il follow-up?
La prevenzione terziaria oncologica inizia una volta superata la fase acuta della malattia, quando dalle terapie si passa ai controlli.
Il follow-up è un nuovo percorso, che ha l’obiettivo (e la speranza) di accompagnare la persona reduce da tumore verso la guarigione.
Dura anni; all’inizio i controlli sono più serrati, mentre in una fase successiva, se tutto procede per il meglio, diventano meno frequenti.
Quali trattamenti medici prevede la prevenzione terziaria dei tumori?
La prevenzione terziaria oncologica potrebbe comprendere dei trattamenti medici successivi alle cure per la gestione della fase acuta della malattia e chiamati genericamente terapie adiuvanti.
L’obiettivo di questi interventi è prolungare gli intervalli di tempo liberi da malattia, aumentando così la sopravvivenza.
Nello specifico, sono possibili terapie adiuvanti la radioterapia, la chemioterapia e i trattamenti ormonali. La scelta del trattamento spetta chiaramente all’oncologo e dipende dalla caratteristiche del paziente e dal tipo di tumore originario.
Quali controlli fare?
Per quanto riguarda esami e visite, la prevenzione terziaria dei tumori include:
- prelievi di sangue per il rilevamento dei marcatori tumorali: esempi di marcatori tumorali sono il PSA per il cancro della prostata e il CA125 per il cancro dell’ovaio. Valori elevati potrebbero indicare una recidiva. Il condizionale è d’obbligo, perché potrebbero verificarsi aumenti anche in assenza di ricadute. Per scoprire l’esatta natura di un eventuale rialzo, servono ulteriori controlli;
- indagini strumentali periodiche (es: TC, PET): queste variano in funzione del tumore curato e di quanto riportato nelle linee guida relative ai follow-up oncologici. Per esempio, nelle donne curate per un tumore al seno, un esame strumentale da ripetere periodicamente è la mammografia;
- visite oncologiche di controllo: rappresentano il momento in cui paziente e oncologo parlano dell’esito degli esami, di come sta procedendo il percorso di follow-up e di quali saranno gli accertamenti futuri. È fondamentale che, durante le visite, ci sia una collaborazione attiva tra medico e paziente, in quanto ciò permette allo specialista di inquadrare meglio la situazione. È importante anche che i pazienti che vivono i controlli con ansia o che sono preoccupati per il loro futuro parlino di tali problematiche, così da ricevere, dallo specialista, tutte le indicazioni necessarie per un intervento di supporto psicologico.
All’inizio, i controlli e le visite sono frequenti; dopodiché, se tutto procede per il meglio, sono più dilatati nel tempo. Questo cambiamento, per il quale bisogna avere pazienza, tende ad avere un impatto psicologico positivo, in quanto è visto come un passo concreto verso la guarigione vera e propria.
Cos’è la riabilitazione oncologica e di cosa si occupa?
La riabilitazione oncologica è un trattamento di supporto alle tradizionali cure oncologiche. È un approccio relativamente recente, che nasce dall’esigenza di aiutare il malato oncologico sotto il profilo fisico, psicologico e sociale.
Gli obiettivi della riabilitazione oncologica possono riassumersi in questi punti:
- migliorare la qualità di vita del paziente;
- limitare i sintomi (es: dolore cronico), la disabilità fisica (es: fatigue, debolezza, problemi di motilità) e i deficit funzionali (es: problemi di masticazione), cognitivi e/psicologici (es: ansia, depressione) dovuti al tumore o derivanti dalla terapie antitumorali;
- aiutare a mantenere una certa autonomia;
- incentivare la partecipazione attiva alla vita familiare, sociale e lavorativa.
Il percorso di riabilitazione oncologica inizia durante la fase acuta della malattia e prosegue anche durante il follow-up. A occuparsene sono figure professionali specializzate in quest’ambito.
La riabilitazione oncologica è un trattamento su misura, che può avvenire in regime di ricovero oppure ambulatoriale.
Essa comprende:
- sedute di fisioterapia, volte a migliorare le capacità motorie, la forza, la resistenza fisica e altre conseguenze delle terapie, come il linfedema nelle donne reduci da un tumore al seno;
- attività di socializzazione con persone con una storia clinica simile: i problemi comuni favoriscono l’unione tra le persone e ciò può avere un impatto positivo sul fronte psicologico/mentale.
La riabilitazione oncologica può contribuire a ridurre lo stato ansioso e di paura tipico dell’individuo che ha conosciuto il cancro, e può anche migliorare eventuali forme di depressione, questo perché il miglioramento delle condizioni fisiche infonde sicurezza, fiducia e una visione maggiormente ottimistica.
Quanto conta e perché è importante uno stile di vita sano?
Lo stile di vita sano, con comportamenti e abitudini all’insegna della salute, rappresenta un altro caposaldo fondamentale della prevenzione terziaria.
A livello pratico, significa:
- adottare una dieta sana, varia ed equilibrata: seguire un regime alimentare salutistico protegge dalle recidive in modo simile a come preserva dai tumori primari. Studi scientifici hanno dimostrato che una dieta sana ed equilibrata può associarsi a una riduzione della mortalità per cancro nelle persone reduci da una neoplasia;
- praticare regolarmente attività fisica: contribuisce al recupero fisico (le terapie per il cancro sono spesso aggressive e provanti), allevia lo stress, contrasta la fatigue (ovvero la stanchezza fisica e mentale caratteristica delle fase successiva alle cure oncologiche), migliora la condizione fisica, limita la sedentarietà e protegge dall’obesità, un fattore di rischio per diversi tipi di tumore;
- non fumare: il fumo è notoriamente uno dei principali fattori di rischio tumorale. Contiene, infatti, sostanze dagli effetti cancerogeni.
- non bere alcolici: oltre a essere un fattore di rischio tumorale, l’alcol compromette la salute anche in modi altri. Per esempio, riduce l’assorbimento dei nutrienti, inficiando così sulla qualità della dieta.
Questi comportamenti sono efficaci se mantenuti nel tempo: devono quindi diventare una routine che accompagna il paziente per il resto della vita.
Si ricorda che l’adozione di uno stile di vita sano ha un ruolo chiave anche nella prevenzione primaria, il che ne conferma il valore e i vantaggi in ottica benessere dell’organismo.
L’importanza del supporto psicologico
Come affermato più volte, il tumore è una malattia che, oltre ad avere conseguenze fisiche, ha anche ripercussioni psicologiche.
Tali ripercussioni emergono soprattutto nella fase di follow-up, quando le attenzioni si spostano dalla cura della malattia alla possibilità di una ricaduta: la paura di ri-ammalarsi genera ansia e stress.
I momenti psicologicamente più difficili per una persona reduce da un tumore sono i giorni precedenti gli esami di controllo, dai quali si teme emergano risultati negativi.
Gli psicologi chiamano con l’espressione inglese “scanxiety” l’ansia indotta dall’avvicinarsi dei controlli: questa parola è frutto dell’unione tra “scan”, che indica in modo generico gli esami di imaging come TC e PET, e “anxiety”, che significa ansia.
Ogni persona reduce da un tumore vive la paura che il cancro possa tornare in modo differente.
Ci sono persone che:
- cambiano completamente stile di vita, adottando abitudini salutistiche;
- sviluppano un’attenzione esagerata verso la propria salute, ricercando continuamente rassicurazioni da parte dei medici (gli esperti definiscono questo atteggiamento con il termine di ipervigilanza);
- rifiutano i controlli;
- per attenuare la sensazione indesiderata di paura, adottano comportamenti assolutamente inadeguati, come fumare, bere alcolici e/o mangiare in maniera poco sana.
Negli ultimi anni, le attenzioni per la sfera psicologica sono cresciute e, ormai, il supporto psicologico è diventato un punto fermo della prevenzione terziaria oncologica. Non a caso, oggi, esiste la figura dello psiconcologo, ovvero lo psicologo specializzato proprio nell’aiutare sotto il profilo psicologico l’individuo reduce da tumore.
Avere paura dei controlli e che il tumore possa ritornare è normale e inevitabile. Tuttavia, come suggeriscono l’American Cancer Society e la Mayo Clinic, un dialogo aperto tra paziente, medici, psiconcologo e familiari, e la frequentazione delle associazioni di pazienti possono rappresentare un supporto per affrontare il percorso di follow-up con maggiore serenità.
La prevenzione terziaria funziona?
Oggi, la speranza di sopravvivenza dopo un tumore è aumentato rispetto al passato. Come indica l’AIRC, infatti, in Italia, dal 2006 al 2021, la mortalità per cancro si è ridotta di un 21,4% nelle donne e di un 28% negli uomini.
Questi dati, senza dubbio confortanti, sono il frutto non solo del miglioramento delle terapie e delle tecniche diagnostiche, ma ha anche di una maggiore adesione alla prevenzione terziaria, data dalla consapevolezza che anche questa può contribuire alla guarigione.
Quindi, tornando alla domanda iniziale, sì, la prevenzione terziaria è efficace.
Conclusioni
La prevenzione terziaria oncologica costituisce una parte fondamentale del percorso di gestione dei tumori.
Essa può migliorare salute e benessere, e salvare vite, grazie ai controlli periodici, all’adozione di uno stile di vita sano, alla riabilitazione oncologica e al supporto psicologico.
Chiaramente, molto dipende dal paziente stesso, che non deve farsi sopraffare dalla paura delle ricadute, ma farla diventare un motivo per tenersi controllato.
Domande Frequenti (FAQ)
La prevenzione terziaria consiste nella diminuzione del rischio di recidive (o ricadute) e di eventuali metastasi, dopo che il cancro primario è stato trattato con successo (ad esempio, tramite chirurgia, chemioterapia o radioterapia). Questa fase clinica è spesso definita anche follow-up. I suoi strumenti includono le terapie adiuvanti e la diagnosi precoce delle ricomparse della malattia.
La prevenzione secondaria mira alla diagnosi precoce di lesioni precancerose o di un tumore in uno stadio iniziale, per aumentarne la curabilità e ridurre il tasso di mortalità. La prevenzione terziaria, invece, si concentra sul periodo successivo al trattamento del cancro, con l’obiettivo specifico di ridurre la probabilità di recidive della malattia.
L’obiettivo primario è la diminuzione del rischio di recidive e di metastasi. Questo programma mira a monitorare lo stato di salute dei pazienti, individuando i possibili effetti collaterali a lungo termine delle terapie e l’eventuale ricomparsa della malattia. Inoltre, facilita il recupero e il reinserimento sociale, incoraggiando stili di vita corretti.
Il percorso di prevenzione terziaria coincide con la fase di follow-up, che inizia quando il paziente supera la fase acuta della malattia e termina i trattamenti. Sebbene in un contesto clinico il follow-up sia talvolta rivolto a chi è libero da malattia e trattamenti da almeno cinque anni, i controlli periodici iniziano subito dopo la fine delle cure.
L’attività fisica regolare è fortemente raccomandata poiché contribuisce al recupero fisico, aiuta a controllare il peso, e riduce lo stress e la stanchezza.
Sì, l’American Cancer Society (ACS) raccomanda a chi ha superato il cancro ed è in salute stabile dopo il trattamento di seguire le stesse linee guida nutrizionali previste per la prevenzione del cancro. L’adesione a una dieta di alta qualità o a un modello alimentare prudente è associata a una ridotta mortalità. L’assunzione di verdure e pesce, in particolare, è inversamente associata alla mortalità complessiva.
L’affaticamento (fatigue) è un noto effetto collaterale post-trattamento. Le evidenze suggeriscono che l’attività fisica regolare (moderata o molto attiva) può ridurre la stanchezza e migliorare l’umore. È importante darsi tempo per riprendersi, stabilire una nuova routine e imparare a dire di no per non sentirsi sopraffatti o stressati.
Assolutamente sì. Il monitoraggio e il follow-up medico sono gli strumenti principali della prevenzione terziaria. Questi controlli regolari servono a sorvegliare lo stato di salute generale, a verificare l’eventuale ripresa della malattia (ad esempio tramite marcatori tumorali o esami strumentali) e a tenere sotto controllo gli effetti collaterali tardivi.
Gli effetti collaterali a lungo termine possono comparire anche anni dopo la fine delle cure. Possono includere alterazioni fisiche come cicatrici o modifiche dell’immagine corporea, affaticamento (fatigue), difficoltà a concentrarsi, secchezza vaginale, o problemi legati alla sessualità come la difficoltà a raggiungere l’erezione.
È essenziale riconoscere e non ignorare le emozioni negative come ansia e paura, parlandone con familiari, amici o professionisti. Se i sentimenti di depressione, ansia o disperazione persistono a lungo o rendono difficili le attività quotidiane, è consigliato rivolgersi a un professionista della salute mentale. La terapia, che può includere counseling o farmaci, spesso aiuta a ridurre il disagio.
Per affrontare i problemi a lungo termine è cruciale una valutazione globale delle condizioni di salute, fornita dal medico di medicina generale o dal team oncologico. Gli oncologi possono indirizzare verso servizi di psiconcologia per il supporto emotivo. Inoltre, può essere necessario un intervento riabilitativo complessivo, inclusi specialisti per il recupero fisico e sessuale.
La paura della recidiva è un timore comune nei sopravvissuti. Si può gestire riconoscendo le proprie emozioni, parlandone con gli altri e informandosi sui sintomi specifici da monitorare. Adottare uno stile di vita sano (dieta ed esercizio) e aderire al piano di follow-up aiuta a sentirsi più in controllo della propria salute.

