La pressione oculare, nota anche come tono oculare o pressione intraoculare, è la forza esercitata dai liquidi interni contro le pareti dell’occhio.
Il suo ruolo è fondamentale per mantenere la forma sferica e la stabilità strutturale del bulbo oculare, garantendone il corretto funzionamento.
Quando questa pressione supera i valori di normalità, diventa il principale fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma, una patologia cronica e progressiva definita il “ladro silenzioso della vista”.
Questa malattia, infatti, progredisce senza sintomi evidenti nelle sue fasi iniziali, danneggiando irreparabilmente il nervo ottico e portando a una perdita irreversibile della vista se non diagnosticata e trattata tempestivamente.
Di cosa parliamo in questo articolo
- Che cos’è la pressione oculare e come si genera
- Valori di riferimento: quando la pressione è considerata normale?
- Il legame tra pressione alta e glaucoma
- Sintomi e segnali di allarme
- Fattori di rischio: chi deve prestare maggiore attenzione
- Come si misura la pressione oculare: la Tonometria
- Esami complementari per una diagnosi precoce
- Strategie di trattamento e prevenzione
- Terapie farmacologiche
- Neuroprotezione e antiossidanti
- Trattamenti laser e chirurgici
- L’importanza dei controlli periodici
- Domande Frequenti (FAQ)
Che cos’è la pressione oculare e come si genera
La pressione all’interno dell’occhio è generata e mantenuta da un liquido trasparente chiamato umore acqueo. Questo fluido svolge un ruolo nutritivo per le strutture oculari e viene costantemente prodotto e drenato in un ciclo di equilibrio.
L’umore acqueo viene secreto dal corpo ciliare, una struttura situata dietro l’iride, per poi defluire all’esterno dell’occhio attraverso un sistema di drenaggio microscopico chiamato trabecolato.
La pressione oculare aumenta quando si verifica uno squilibrio in questo delicato sistema.
Per rendere il concetto più chiaro, immaginate ciò che succede in una vasca da bagno se lasciamo aperti sia il rubinetto sia il foro di scarico: il livello dell’acqua rimane costante. Se però il drenaggio del liquido è insufficiente rispetto alla sua produzione, l’umore acqueo si accumula, causando un innalzamento della pressione interna.
Valori di riferimento: quando la pressione è considerata normale?
La misurazione della pressione intraoculare (tonometria) fornisce un valore espresso in millimetri di mercurio (mmHg).
I valori di riferimento aiutano a distinguere una condizione fisiologica da una potenzialmente a rischio:
- range di normalità: i valori normali sono generalmente compresi tra 10 e 21 mmHg. Tuttavia, è fondamentale comprendere che la soglia di pressione “sicura” è specifica per ogni singolo individuo, in base alla capacità del suo nervo ottico di tollerarla senza subire danni;
- ipertensione oculare: si parla di ipertensione oculare quando la pressione è costantemente superiore a 21 mmHg, ma non si riscontrano ancora danni visibili al nervo ottico o alterazioni del campo visivo. Questa condizione non è una malattia, ma rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma;
- ipotensione oculare: si definisce una pressione oculare bassa quando i valori sono inferiori a 10 mmHg;
La pressione oculare non è costante, ma subisce delle fluttuazioni nell’arco delle 24 ore. Per mappare queste variazioni, l’oculista può prescrivere la curva tonometrica, un esame che consiste nel misurare la pressione in diversi momenti della giornata.
Un’oscillazione giornaliera superiore a 7-8 mmHg può essere considerata patologica, anche se i singoli valori rientrano nel range di normalità.
Il legame tra pressione alta e glaucoma
Sebbene l’ipertensione oculare sia il principale fattore di rischio, la comprensione del glaucoma si è evoluta.
Oggi il glaucoma è considerato una malattia neurodegenerativa cronica e non più solo un problema legato alla pressione. Il danno principale e irreversibile si verifica a carico delle fibre nervose che compongono il nervo ottico.
Le più recenti ricerche hanno dimostrato che non sempre la sola riduzione della pressione oculare è di per sé sufficiente a rallentare l’evoluzione della malattia.
Esistono diverse forme di glaucoma, le cui principali sono:
- glaucoma ad angolo aperto: è la forma più diffusa, cronica e asintomatica. In questo caso, il trabecolato diventa progressivamente meno permeabile, ostacolando il normale deflusso dell’umore acqueo e causando un lento ma costante aumento della pressione;
- glaucoma ad angolo chiuso: meno comune ma più grave, rappresenta un’urgenza medica. Si verifica quando l’angolo tra iride e cornea si chiude improvvisamente, bloccando del tutto il deflusso del liquido. I suoi sintomi caratteristici sono acuti e improvvisi: forte dolore all’occhio, nausea, vomito e visione annebbiata con aloni colorati intorno alle luci.
- glaucoma normotensivo (o a bassa pressione): in un numero significativo di pazienti, variabile dal 20% al 70% a seconda delle casistiche (Fonte), il danno caratteristico al nervo ottico e al campo visivo si sviluppa nonostante la pressione oculare si mantenga costantemente all’interno del range considerato normale.
Sintomi e segnali di allarme
La natura insidiosa del glaucoma ad angolo aperto risiede nella sua totale assenza di sintomi nelle fasi iniziali e intermedie della malattia.
Come già accennato all’inizio, infatti, la patologia progredisce in modo silenzioso e asintomatico, e il paziente non avverte alcun dolore o disturbo visivo per anni, mentre il nervo ottico subisce un danno progressivo.
Il primo sintomo percepibile è l’alterazione del campo visivo. Si manifesta come una perdita della visione periferica (laterale), che restringe gradualmente l’area visibile fino a creare la cosiddetta “visione a tunnel”.
In fasi più avanzate, possono comparire altri segnali, come una sensazione di nebbia visiva, la percezione di aloni colorati intorno alle luci e una maggiore difficoltà di adattamento ai cambiamenti di luminosità.
Fattori di rischio: chi deve prestare maggiore attenzione
La prevenzione attraverso controlli periodici è fondamentale, soprattutto per i soggetti che presentano uno o più dei seguenti fattori di rischio:
- età: l’incidenza del glaucoma aumenta in modo significativo dopo i 40-45 anni;
- familiarità: la predisposizione genetica è un fattore chiave. Il rischio raddoppia se un genitore è affetto da glaucoma e triplica se a soffrirne è un fratello o una sorella;
- caratteristiche anatomiche: la miopia elevata (superiore a -5 diottrie) e uno spessore corneale ridotto (cornea sottile) sono associati a un maggior rischio;
- altre patologie e farmaci: il diabete, i disturbi cardiovascolari come l’ipertensione arteriosa e l’uso prolungato di farmaci a base di cortisone (steroidi) possono favorire l’insorgenza della malattia;
- emicrania: è stato osservato che quasi la metà delle persone affette da glaucoma è soggetta ad attacchi di emicrania;
- alterazioni della postura: in alcuni casi, la pressione interna dell’occhio può aumentare durante l’esecuzione di esercizi ginnici non corretti.
Come si misura la pressione oculare: la Tonometria
L’esame specifico per misurare la pressione intraoculare è la Tonometria. È un test rapido e indolore che si esegue durante una normale visita oculistica.
Le principali tecniche utilizzate sono:
- tonometria ad applanazione: considerata il “gold standard” per la sua accuratezza, prevede un leggero contatto di uno strumento (tonometro) con la superficie della cornea. Prima della misurazione, l’oculista instilla una goccia di collirio anestetico per eliminare qualsiasi fastidio
- tonometria a soffio (non a contatto): è un metodo rapido che non richiede contatto diretto con l’occhio. Lo strumento emette un piccolo e innocuo getto d’aria sulla cornea e misura la pressione in base alla sua deformazione
Per interpretare correttamente i risultati, è essenziale eseguire anche la Pachimetria, un esame che misura lo spessore della cornea. Questo dato è cruciale perché una cornea più sottile del normale può restituire una lettura della pressione falsamente bassa, mentre una cornea più spessa può dare un valore falsamente alto.
Esami complementari per una diagnosi precoce
Per una diagnosi completa e per monitorare l’evoluzione del glaucoma, l’oculista si avvale di una serie di esami strumentali aggiuntivi, tra cui i seguenti:
- oftalmoscopia: tramite uno strumento chiamato oftalmoscopio, il medico osserva direttamente il fondo oculare, analizzando l’aspetto della testa del nervo ottico (o papilla ottica) per individuare eventuali segni di sofferenza o danneggiamento;
- gonioscopia: questo esame indolore utilizza una speciale lente a contatto per visualizzare direttamente l’angolo di drenaggio dell’occhio, dove l’iride incontra la cornea. È fondamentale per distinguere il glaucoma ad angolo aperto da quello ad angolo chiuso;
- esame del campo visivo (perimetria o campimetria): questo test mappa l’intera area visiva di ciascun occhio, inclusa la visione periferica. È essenziale per identificare la presenza di aree cieche (scotomi) o di ridotta sensibilità, che sono il segno distintivo del danno funzionale causato dal glaucoma;
- tecniche di imaging avanzate (OCT e HRT): tecnologie come la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT) e la Tomografia Retinica Heidelberg (HRT) utilizzano scansioni laser per creare un’immagine tridimensionale ad alta risoluzione del nervo ottico e misurare con estrema precisione lo spessore delle fibre nervose retiniche, permettendo di rilevare un danno anche in fase molto precoce.
Strategie di trattamento e prevenzione
L’obiettivo di tutte le terapie per il glaucoma è abbassare la pressione oculare per rallentare o arrestare la progressione del danno al nervo ottico.
Terapie farmacologiche
Il trattamento di prima linea consiste nell’uso costante di colliri specifici.
Questi farmaci agiscono con due meccanismi principali: riducendo la produzione di umore acqueo o facilitandone il deflusso.
Per garantire l’efficacia della terapia, è fondamentale instillare le gocce ogni giorno, senza interruzioni. Tuttavia, l’aderenza alla terapia può essere una sfida: secondo quanto riportato dalla SOI – Società Oftalmologica Italiana, si stima che il 34-45% dei pazienti non effettui la terapia correttamente.
Neuroprotezione e antiossidanti
Un approccio terapeutico emergente e complementare è la neuroprotezione, che mira a proteggere le cellule nervose dal danno degenerativo indipendentemente dalla pressione. In questo ambito, il Coenzima Q10, una potente molecola antiossidante, è stato ampiamente studiato per la sua capacità di sostenere la salute delle cellule ganglionari retiniche.
È disponibile sia in collirio che in una più recente formulazione orale, una novità importante che può aiutare a superare i problemi di aderenza alla terapia legati alla necessità di instillare gocce più volte al giorno.
Trattamenti laser e chirurgici
Quando la terapia farmacologica non è sufficiente, si può ricorrere a trattamenti laser o chirurgici.
Le procedure variano a seconda del tipo di glaucoma:
- nel glaucoma ad angolo aperto, si utilizza la trabeculoplastica con argon laser per allargare i canali di deflusso e migliorare il drenaggio dell’umore acqueo;
- nel glaucoma acuto ad angolo chiuso, si esegue l’iridotomia, una procedura laser che crea un piccolo foro nell’iride per stabilire una via di deflusso alternativa. La chirurgia tradizionale, invece, crea un nuovo canale di deflusso ed è considerata quando le altre opzioni non sono più efficaci.
L’importanza dei controlli periodici
La diagnosi precoce è l’unica arma efficace contro i danni irreversibili del glaucoma. Per questo è fondamentale sottoporsi a visite oculistiche periodiche, anche in assenza di sintomi.
Le linee guida raccomandano la seguente frequenza:
- dopo i 40 anni: una visita di controllo ogni 1-3 anni;
- dopo i 50 anni: una visita ogni 2 anni;
- dopo i 60 anni: un controllo annuale.
In caso di familiarità per glaucoma o altri fattori di rischio, i controlli devono essere più precoci e frequenti, secondo le indicazioni del proprio medico oculista.
Domande Frequenti (FAQ)
Non necessariamente. Quando la pressione è superiore ai 21 mmHg ma il nervo ottico è sano e il campo visivo normale, si parla di ipertensione oculare. Tuttavia, questa condizione rappresenta un forte fattore di rischio che richiede monitoraggio costante per prevenire l’insorgenza futura della malattia.
No. A differenza della pressione del sangue, la misurazione del tono oculare (tonometria) richiede l’uso di strumentazioni specifiche come il tonometro ad applanazione o a soffio. Per questo motivo, l’esame deve essere eseguito esclusivamente da un medico oculista durante una visita specialistica.
Sì, questa variante è definita glaucoma normotensivo o a bassa pressione. In questi casi, il danno al nervo ottico progredisce nonostante i valori rientrino nel range standard (10-21 mmHg), spesso a causa di una particolare fragilità delle fibre nervose o di problemi vascolari.
Nella maggior parte dei casi, l’ipertensione oculare e il glaucoma cronico sono asintomatici e non provocano dolore. I primi disturbi, come la perdita della visione periferica o la vista annebbiata, si manifestano solo quando il danno al nervo ottico è già in fase avanzata.
Purtroppo no. Il danno al nervo ottico e la conseguente perdita del campo visivo sono irreversibili. Le terapie disponibili, come colliri, laser o chirurgia, hanno l’obiettivo di abbassare la pressione per fermare o rallentare la progressione della malattia, ma non possono ripristinare la vista perduta.
Gli specialisti raccomandano una visita oculistica completa una volta all’anno dopo i 40-45 anni. I controlli devono essere più frequenti e precoci se sono presenti fattori di rischio come la familiarità, la miopia elevata o l’uso prolungato di farmaci cortisonici.

