Pap Test e HPV Test: la prevenzione del tumore al collo dell’utero

Il tumore al collo dell’utero, anche noto come tumore della cervice uterina, è la neoplasia che colpisce la parte inferiore dell’utero, ovvero l’organo deputato ad accogliere l’embrione e poi il feto durante una gravidanza.

In passato, per anni, il tumore della cervice uterina è stata la forma di cancro più diffusa nella popolazione femminile. In tempi più recenti, però, le cose sono cambiate in modo significativo e, oggi, a livello globale, è sceso al quarto posto tra i tumori più diffusi (e pare, secondo gli esperti, che continuerà a scendere).

Il merito di tutto ciò spetta, innanzitutto, a strumenti per la diagnosi precoce sempre più efficaci e a campagne di screening capillari.

Approfondiamo insieme, e analizziamo con maggiori dettagli gli esami di screening per il tumore al collo dell’utero, quando cominciare i controlli e cosa fare in caso di esito positivo dei test.

Cosa si intende per screening?

Per screening si intende un esame o un iter di esami che servono a individuare precocemente in una fascia di popolazione a rischio una determinata malattia, anche se questa non si è ancora manifestata con sintomi. 

Lo screening è un caposaldo della cosiddetta prevenzione secondaria, che corrisponde sostanzialmente alla diagnosi precoce di una patologia.

In ambito oncologico, lo screening può salvare la vita: l’individuazione di un’anomalia in fase iniziale si associa a terapie meno invasive e più efficaci, e a una maggiore probabilità di guarigione completa.

Quali sono gli esami di screening per il tumore della cervice uterina?

Oggi, sono tre i possibili esami di screening per il tumore al collo dell’utero, ovvero:

  • Pap test tradizionale
  • Pap test in fase liquida
  • HPV test (o HPV DNA test)

Il Pap test in fase liquida è un’evoluzione del test tradizionale, mentre l’HPV test è una metodica basata su principi completamente differenti.

Ecco, di seguito, in cosa consistono le varie tecniche.

1. Pap test tradizionale

Si tratta di un esame citologico, ovvero rivolto allo studio di un campione cellulare prelevato dall’area di interesse, che, in questo caso, corrisponde alla cervice uterina.

Dal punto di vista meramente pratico, durante il Pap test, il ginecologo impiega uno strumento chiamato speculum per visualizzare il collo dell’utero e raccogliere con delicatezza un campione di cellule endo- ed esocervicali da sottoporre a successivi analisi microscopiche di laboratorio.

Un Pap test dall’esito anomalo (da cui è emersa un’alterazione dell’aspetto cellulare) non significa automaticamente che è presente un tumore, ma più di preciso che la situazione va approfondita mediante un’ulteriore verifica, la colposcopia, la quale permette di stabilire in maniera definitiva l’esatta natura della lesione riscontrata. 

Va precisato che, nella maggior parte dei casi, le anomalie identificate con il Pap test sono solo in rari casi l’esito di processi tumorali, mentre sono più spesso alterazioni temporanee frutto di un’infezione altrettanto passeggera. Tuttavia, è proprio questa indagine preliminare ad aprire la strada verso diagnosi precoci di neoplasie potenzialmente pericolose.

Il Pap test presenta un limite riconosciuto: è solo moderatamente sensibile. Questo vuol dire che alcune lesioni precoci passano inosservate. È proprio per via di questo limite che la comunità medica ha messo a punto nuove strategie, talvolta complementari, che favoriscono la correttezza della diagnosi precoce.

2. Pap test in fase liquida

Il Pap test in fase liquida è un’evoluzione perfezionata del Pap test tradizionale, ormai presente nel nostro Paese da diversi anni.

Rimane un esame citologico, ma presenta un’importante differenza: il ginecologo pone il campione cellulare raccolto in un liquido conservante, che lo deterge da muco, sangue e cellule infiammatorie non utili, e lo rende molto più attendibile in ottica diagnosi precoce; nel Pap test tradizionale, il campione finisce su un vetrino da microscopio, per le analisi di laboratorio.

Sostanzialmente, quindi, il Pap test in fase liquida garantisce un campione cellulare di maggiore qualità, a più basso rischio di falsi negativi e, tra l’altro, adatto anche ad altre indagini successive, come l’HPV DNA test (evitando così un secondo prelievo).

Si informa, infine, che il Pap Test in fase liquida (Thin Prep) può essere eseguito gratuitamente, insieme alla visita ginecologica, presso il Centro Polispecialistico di Sanimpresa.

3. HPV test

L’HPV test è un esame molecolare, che, a diversamente dal Pap test (che indaga un’alterazione dell’aspetto cellulare), ricerca tracce di materiale genetico appartenenti al papilloma virus umano (HPV, da cui il nome HPV test), che rappresenta il principale fattore di rischio per il tumore della cervice uterina.

L’HPV test presenta un importante vantaggio: è più sensibile del Pap test. Esso, infatti, permette di individuare il materiale genetico di ceppi oncogeni di HPV anche in cellule apparentemente sane, riducendo così il numero di falsi negativi (ovvero cellule che sembrano sane, ma che in realtà non lo sono).

Grazie alla maggiore sensibilità dell’HPV test, l’introduzione di questo esame nei programmi di screening ha consentito di allungare i tempi tra un controllo e l’altro, con conseguente meno stress emotivo per le donne chiamate ai controlli.

Quando cominciare a fare lo screening?

Il Servizio Sanitario Nazionale offre gratuitamente gli esami di screening per il tumore della cervice uterina, con tanto di invio a casa dell’invito a prenotare, a partire dai 25 anni di età e fino ai 64 anni.

Questa fascia di età non è ovviamente casuale, ma rispecchia la popolazione più a rischio per lo sviluppo della neoplasia.

Come si svolge lo screening?

In Italia, il programma di screening nazionale distingue due fasce di età e prevede:

  • per le donne tra i 25 e i 29 anni, il Pap test ogni 3 anni (in caso di esito negativo): anche se meno sensibile, è sufficiente questo test perché, in questa fase della vita, molte donne sviluppano ancora molte infezioni transitorie a carico dell’utero (comprese quelle da HPV), che guariscono da sole senza strascichi. Usare l’HPV test in questa popolazione porterebbe a una sovradiagnosi di anomalie non rilevanti e ad approfondimenti non sempre necessari;
  • per le donne tra i 30 e i 64 anni, l’HPV test ogni 5 anni (in caso di esito negativo): a partire dai 30 anni, le infezioni e le lesioni rilevabili a livello di collo dell’utero sono associate in modo significativo a processi di natura tumorale, ragion per cui bisogna applicare un test più sensibile del Pap test.

L’introduzione, prima, del Pap test in fase liquida e, poi, dell’HPV test ha perfezionato il filtro tramite cui si vaglia la popolazione a rischio, rendendo lo screening ancora più sensibile ed efficace

La conferma più importante di quanto appena detto è senza dubbio il calo dell’incidenza del tumore della cervice uterina.

Cosa succede se il Pap test è positivo?

Come già accennato, se il Pap test è positivo, sono previsti accertamenti, fondamentali per confermare o meno questo risultato.

La prima importante verifica è la colposcopia, procedura che comprende l’impiego di una sorta di grande microscopio per visualizzare direttamente il collo dell’utero e l’applicazione nella zona di interesse di soluzioni per osservare meglio eventuali lesioni anomale.

La seconda indagine di approfondimento, invece, è la biopsia, la quale però trova impiego solo se dalla colposcopia emergono anomalie. In tal caso, il prelievo del campione tissutale da osservare in laboratorio avviene proprio tramite colposcopia, un esame questo non solo sensibile ma anche versatile.

La biopsia rappresenta il controllo dirimente, quello che stabilisce se è presente o meno un processo di natura cancerosa

Questo iter di verifiche testimonia che un Pap test positivo non indica automaticamente tumore, ma piuttosto una situazione da approfondire. Nella fascia di popolazione in cui è il Pap test l’esame di screening di primo livello, molte anomalie cellulari rilevabili sono frutto di infezioni temporanee, che guariscono da sole e non hanno conseguenze a lungo termine.

Cosa succede se l’HPV test è positivo?

Anche quando l’HPV test è positivo servono accertamenti. Pertanto, anche questo esame non deve portare a conclusioni affrettate.

L’iter di verifica prevede l’esecuzione di un Pap test e, in base ai risultati di questo, si procede di conseguenza. 

Se il Pap test è positivo, le linee guida indicano di svolgere una colposcopia ed eventualmente una biopsia, in modo analogo al caso sopra descritto (quando il Pap test è l’esame di screening principale).

Se il Pap è negativo, invece, le linee guida segnalano di ripetere l’HPV test a distanza di 1 anno e, se l’esito di quest’ultimo è positivo, di procedere con la colposcopia ed eventualmente con la biopsia, mentre, se è negativo, di tornare alla normale routine di un controllo, tramite HPV test, ogni 5 anni.

Perché sottoporsi a controlli periodici?

Il motivo per cui lo screening va portato avanti fino all’età prevista di 64 anni è da ricercarsi fondamentalmente nel fatto che il tumore della cervice uterina è una neoplasia lenta a svilupparsi

Lo screening per il tumore al collo dell’utero è uno degli strumenti più efficaci nell’ambito della prevenzione oncologica.

Per dare un’idea di come questo programma di test abbia cambiato l’incidenza e la mortalità di questo tumore, è sufficiente analizzare alcuni dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità relativamente al periodo 1980-2012, che, seppur vecchi, mostrano in modo evidente come lo screening, organizzato a livello nazionale proprio in quegli anni, abbia rappresentato una svolta:

  • il tasso di incidenza per 100.000 donne è passato da 14, nel 1980, a 6 nel 2002, e a 4, nel 2012: in sostanza, si è più che dimezzato;
  • la mortalità per 100.000 donne è passata da 6, nel 1980, a 2, nel 2012.

Con l’introduzione dei programmi di screening a livello nazionale, questi parametri sono migliorati, inizialmente, in modo significativo, e, successivamente, in modo sempre più moderato, il che conferma che è stata proprio la loro introduzione a costituire una svolta.

Conclusioni

Pap test e HPV test sono gli esami di screening per il tumore della cervice uterina, un tempo uno dei tumori più diffusi nella popolazione femminile e oggi, invece, proprio grazie a queste indagini, meno comune.
Pap Test e HPV test possono salvare la vita: è sufficiente rispondere alla chiamata del Sistema Sanitario Nazionale e sottoporsi ai controlli previsti, in base alla propria età.

Domande Frequenti (FAQ)

Che cos’è il Pap Test e a cosa serve?

Il Pap Test è un esame citologico che studia un campione di cellule prelevate dalla cervice uterina. Serve a rilevare anomalie cellulari che potrebbero indicare lesioni precancerose o cancerose nel collo dell’utero. L’obiettivo principale è la diagnosi precoce di queste alterazioni, riducendo il rischio di progressione verso forme tumorali invasive.

Che cos’è l’HPV Test (o test per il Papillomavirus Umano) e cosa rileva?

L’HPV Test è un esame molecolare che ricerca la presenza di materiale genetico del Papillomavirus Umano (HPV) nelle cellule della cervice. Rileva l’infezione da ceppi di HPV ad alto rischio oncogeno, che è il principale fattore di rischio per il tumore cervicale. Questo test è in grado di individuare l’infezione prima che il virus abbia causato alterazioni cellulari visibili.

Qual è la differenza principale tra i due test ai fini della prevenzione?

Il Pap Test è un esame citologico che rileva le alterazioni cellulari già presenti. L’HPV Test è un esame molecolare che cerca la causa di queste alterazioni, ovvero il DNA del Papillomavirus. L’HPV Test è più sensibile, in quanto permette di individuare il virus potenzialmente pericoloso prima che si sviluppino lesioni precancerose.

Perché oggi il Pap Test e l’HPV Test vengono spesso utilizzati insieme o in successione (co-testing o screening primario)?

L’uso combinato o in successione perfeziona lo screening, rendendolo più efficace e sensibile. L’HPV Test è utilizzato come screening primario per le donne sopra i 30 anni grazie alla sua maggiore sensibilità. Se l’HPV Test risulta positivo, il Pap Test viene eseguito come test di triage per verificare se l’infezione ha già prodotto alterazioni cellulari significative.

A che età si dovrebbe iniziare lo screening per il tumore al collo dell’utero?

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) offre gratuitamente gli esami di screening per il tumore della cervice uterina a partire dai 25 anni di età e fino ai 64 anni. Non è raccomandato eseguire il Pap Test prima dei 25 anni, poiché le infezioni da HPV nelle donne più giovani spesso regrediscono spontaneamente.

Con quale frequenza deve essere ripetuto il Pap Test?

Il Pap Test è l’esame di riferimento per le donne tra i 25 e i 29 anni. In caso di esito negativo, deve essere ripetuto con una frequenza di ogni 3 anni. Nelle donne più anziane, il Pap Test è utilizzato solo per gli accertamenti di secondo livello in caso di positività all’HPV Test.

Con quale frequenza deve essere ripetuto l’HPV Test?

L’HPV Test è l’esame di screening raccomandato per le donne tra i 30 e i 64 anni. In caso di esito negativo, la frequenza con cui deve essere ripetuto è di ogni 5 anni. Questa frequenza più estesa è possibile grazie alla maggiore sensibilità del test molecolare.

L’HPV Test sostituisce il Pap Test?

Per le donne sopra i 30 anni, l’HPV Test sostituisce il Pap Test come esame di screening primario. Tuttavia, il Pap Test non è eliminato del tutto. Se l’HPV Test risulta positivo, viene eseguito il Pap Test (detto di triage) per valutare l’effettiva presenza di alterazioni cellulari, diventando l’accertamento di secondo livello.

Come vengono eseguiti il Pap Test e l’HPV Test? Sono procedure dolorose?

Entrambi i test sono eseguiti con la stessa modalità, simile a una visita ginecologica. Viene usato uno speculum per visualizzare il collo dell’utero, e il prelievo delle cellule cervicali avviene con una spatolina e uno spazzolino. La procedura è considerata pressoché indolore, sebbene alcune donne possano avvertire una leggera pressione o disagio.

È necessario prepararsi in qualche modo prima di sottoporsi ai test?

Sì, è raccomandato prepararsi per ottenere risultati ottimali. È necessario evitare rapporti sessuali, l’uso di tamponi interni, lavande vaginali o l’applicazione di creme vaginali nelle 48 ore precedenti l’esame. Inoltre, i test non dovrebbero essere eseguiti durante il periodo mestruale o in presenza di perdite ematiche.

Cosa significa avere un risultato u0022anomalou0022 o u0022positivou0022 al Pap Test?

Un risultato u0022anomalou0022 o positivo indica che sono state riscontrate alterazioni nell’aspetto delle cellule cervicali. Questo esito non significa automaticamente la presenza di un tumore, ma evidenzia una situazione che necessita di ulteriori indagini. Nella maggior parte dei casi, tali anomalie sono alterazioni temporanee, spesso dovute a infezioni passeggere.

Cosa significa un risultato u0022positivou0022 all’HPV Test?

Un risultato positivo indica che è stato rilevato il DNA dei ceppi di Papillomavirus ad alto rischio oncogeno nella cervice uterina. La positività segnala che sono necessari accertamenti, ma non corrisponde a una diagnosi di tumore. L’esito positivo indica la presenza di un’infezione potenzialmente in grado di causare lesioni precancerose nel tempo.

Cosa succede in caso di positività? Qual è l’esame di approfondimento da fare?

In caso di Pap Test positivo (o HPV Test positivo seguito da Pap Test di triage positivo), l’accertamento di primo livello è la colposcopia. Questo esame consente la visione ingrandita del collo dell’utero. Se la colposcopia rileva aree anomale, si procede con la biopsia, che è l’indagine dirimente per stabilire se è presente un processo di natura cancerosa.

L’HPV Test è utile anche per le donne vaccinate contro l’HPV?

Sì, è raccomandato a tutte le donne che si sono vaccinate di aderire ugualmente allo screening. I vaccini attualmente proteggono contro i ceppi ad alto rischio più comuni, ma non coprono la totalità dei circa 200 ceppi esistenti di HPV. Sebbene la vaccinazione riduca il rischio, non lo annulla del tutto, rendendo necessari i controlli periodici.

La vaccinazione contro l’HPV è consigliata solo alle ragazze giovani?

No, in Italia la vaccinazione contro l’HPV è raccomandata e offerta gratuitamente a uomini e donne tra i 12 e i 26 anni. L’obiettivo è prevenire non solo il tumore della cervice, ma anche altri tumori associati all’HPV (come quelli della vulva, vagina o ano). I dati dimostrano che il vaccino è efficace anche in donne fino a 45 anni di età.

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