Conosciuto più correttamente come diabete mellito, il diabete è una malattia metabolica cronica, caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue, ovvero iperglicemia.
Il diabete rappresenta una patologia clinicamente rilevante perché, proprio a causa dell’iperglicemia, può provocare complicanze macrovascolari (macroangiopatia diabetica) e microvascolari (retinopatia diabetica, neuropatia diabetica, nefropatia diabetica), capaci di compromettere in modo molto serio la qualità di vita del paziente.
Approfondiamo insieme e analizziamo con maggiori dettagli cos’è il diabete mellito, qual è la tipologia di diabete più comune, quando e come si può prevenire e qual è la sua diffusione a livello di popolazione generale.
Di cosa parliamo in questo articolo
- Cos’è il diabete e cosa c’entra l’insulina?
- Quanti tipi di diabete esistono?
- Perché il diabete di tipo 2 è così rilevante?
- Quali sono i capisaldi della prevenzione del diabete di tipo 2?
- Come dovrebbe essere la dieta che previene il diabete di tipo 2?
- In che modo fare attività fisica previene il diabete e quanta farne?
- Tutti i numeri del diabete in Italia
- Conclusioni
- Domande Frequenti (FAQ)
Cos’è il diabete e cosa c’entra l’insulina?
Per comprendere il diabete appieno, bisogna introdurre un protagonista fondamentale della malattia: l’insulina.
L’insulina è l’ormone prodotto dal pancreas che provvede a far entrare nelle cellule il glucosio (che poi verrà impiegato come fonte di energia da organi e tessuti), sottraendolo al sangue e mantenendo in equilibrio la cosiddetta glicemia (livello di glucosio nel sangue), che è un parametro fondamentale per la salute.
A spiegare il legame tra diabete e insulina sono tre condizioni anomale correlate a questo ormone:
- la ridotta disponibilità di insulina: si verifica quando le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans non producono più insulina, a causa della loro stessa distruzione o per il calo drastico della loro funzione secretiva;
- l’insensibilità dei tessuti all’insulina (insulino-resistenza): significa che l’insulina c’è, ma i tessuti non rispondono correttamente alla sua presenza;
- la combinazione delle due precedenti condizioni: vuol dire che la ridotta disponibilità di insulina si associa all’insulino resistenza.
In sostanza, il diabete è una malattia connessa alla scarsa presenza di insulina e/o alla resistenza dei tessuti all’ormone, due condizioni che hanno una conseguenza comune: la permanenza del glucosio nel sangue e l’aumento dei livelli glicemici.
Quanti tipi di diabete esistono?
Esistono tre forme principali di diabete, che si differenziano per cause, sintomi, progressione e trattamento:
- diabete di tipo 1: è una malattia autoimmune, caratterizzata dalla distruzione delle cellule del pancreas preposte alla secrezione di insulina (ovvero le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans) e dalla conseguente ridotta produzione di questo ormone. Tutto ciò scaturisce da un malfunzionamento del sistema immunitario. Il diabete di tipo 1 esordisce tipicamente in giovane età, motivo che spiega perché è detto spesso anche diabete giovanile;
- diabete di tipo 2: è la forma più comune. Circa il 90% dei pazienti diabetici soffre di diabete di tipo 2. In genere, all’inizio, si contraddistingue soltanto per un’insensibilità dei tessuti all’insulina e, solo in una fase successiva, anche per una ridotta produzione ormonale;
- diabete gestazionale: è la forma di diabete che possono sviluppare le donne incinte per effetto dei cambiamenti ormonali indotti dalla gravidanza.
Si segnalano, inoltre, altre due forme di diabete, meno comuni delle precedenti:
- diabete secondario: è una patologia derivante da un’altra condizione, come per esempio un’infezione, che pregiudica la produzione o l’azione dell’insulina;
- diabete MODY: è una patologia derivante dalla mutazione di uno dei due geni preposti alla corretta produzione dell’insulina.
Perché il diabete di tipo 2 è così rilevante?
Il diabete di tipo 2 richiama senza dubbio più attenzioni delle altre forme (che non per questo vanno sottovalutate), in quanto, come anticipato, rappresenta il 90% delle diagnosi di diabete, risultando essere la forma più comune per questa patologia.
In realtà, però, il motivo di questo grande interesse non è solo questo.
Il diabete di tipo 2 è una malattia dovuta a più fattori, molti dei quali modificabili con un intervento comportamentale adeguato.
Nella comparsa del diabete, infatti, ha un ruolo centrale uno stile di vista non salutistico, in cui predominano alimentazione scorretta, sedentarietà, eccessivo consumo di bevande alcoliche e fumo, e tutte le condizioni di salute che ne possono derivare, tra cui sovrappeso/obesità, ipertensione, aumento del girovita, ipercolesterolemia.
In altre parole, l’insorgenza del diabete di tipo 2 è fortemente connessa a scelte comportamentali sbagliate, che, con un’adeguata informazione e abitudini più sane, è possibile prevenire o quanto meno ridurre il rischio.
È doveroso precisare che allo sviluppo del diabete di tipo 2 contribuiscono anche fattori non modificabili, come età avanzata, genetica e familiarità. Tale dato, se in apparenza può sembrare sminuire il ruolo dello stile di vita, in realtà lo esalta: una persona predisposta geneticamente alla malattia, per esempio, dovrebbe porre ancora più attenzione a cosa mangia, al movimento e così via.
Quali sono i capisaldi della prevenzione del diabete di tipo 2?
Una fonte autorevole come diabetes.org.uk, dedicata esclusivamente al diabete, parlando di prevenzione del diabete di tipo 2, riferisce che sono tre le strategie principali per prevenirlo:
- mangiare bene;
- muoversi di più;
- perdere peso, se si è in sovrappeso o si presenta un girovita aumentato.
Questi tre comportamenti, che sono anche i capisaldi della terapia per il diabete di tipo 2, migliorano la sensibilità dei tessuti all’insulina, favorendo così il passaggio del glucosio alle cellule.
Come dovrebbe essere la dieta che previene il diabete di tipo 2?
In chiave prevenzione, le persone a rischio di diabete di tipo 2 dovrebbe prestare particolare attenzione a:
- mangiare in modo sano, senza eccessi calorici: permette di prevenire l’aumento del peso corporeo e del girovita, due importanti fattori favorenti il diabete di tipo 2;
- scegliere sempre bevande non zuccherate: le bibite zuccherate (solitamente gassate) e i succhi di frutta sono notoriamente associati a un rischio aumentato di diabete di tipo 2. L’acqua deve rappresentare la bevanda fondamentale, ma sono concessi anche caffè, tè e latte, a patto che siano privi di zucchero;
- prediligere i carboidrati ricchi di fibre: pasta e riso integrali, avena, orzo, segale, farro, frutta, verdura e legumi devono sostituire la pasta di semola tradizionale, il riso bianco, il pane bianco, i cereali per la colazione zuccherati. Oltre a proteggere dall’obesità (un fattore importante in ottica diabete di tipo 2), la fibra alimentare preserva anche da patologie cardiovascolari e tumori;
- mangiare molta frutta e verdura: consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura è una scelta salutistica consigliata non solo per prevenire il diabete, ma anche per promuovere la salute generale. Un aspetto fondamentale è puntare su frutta e verdura di colori differenti, in quanto la colorazione di questi alimenti riflette i preziosi micronutrienti (minerali, vitamine, antiossidanti) in essi presenti: per esempio, la frutta e la verdura rossa sono una fonte di licopene, un antiossidante, mentre i frutti e le verdure giallo-arancio di beta-carotene (un precursore della vitamina A) e di vitamina C;
- limitare drasticamente il consumo di carni rosse e carni lavorate (es: salumi/insaccati): per via dell’elevato apporto di grassi saturi, i regimi alimentari che prevedono un consumo regolare di carni rosse e soprattutto carni rosse lavorate sono associati a un rischio maggiore di diabete di tipo 2. Ecco allora che andrebbero preferite fonti proteiche magre o contenenti grassi insaturi, come uova, pesce, petto di pollo o tacchino, legumi, frutta secca non salata;
- consumare soltanto latticini non zuccherati: questi alimenti rappresentano una fonte sana di calcio e altri preziosi nutrienti, i quali proteggono la salute e proteggono anche dal diabete di tipo 2;
- limitare/eliminare le bevande alcoliche: l’alcol non è solo privo di contenuto nutritivo ma anche un ostacolo al mantenimento di un peso corporeo normale o alla perdita di peso. Secondo quanto riporta il Ministero della Salute, meno alcol si consuma e meglio è per la salute;
- optare per spuntini sani: bisognerebbe prediligere snack a base di yogurt senza zucchero, frutta, frutta secca non salata, al posto di biscotti, patatine in sacchetto, cioccolatini, caramelle ecc.;
- ridurre il consumo di grassi saturi a favore di un maggior apporto di grassi insaturi: i grassi saturi sono da considerarsi dei nemici della salute in generale, mentre quelli insaturi sono degli alleati. I saturi si ritrovano soprattutto in alimenti di origine animale (es: burro, carni rosse, formaggi grassi) e nei fritti, mentre gli insaturi sono tipici dell’olio EVO, della frutta secca, dei semi, dell’avocado, tanto per citare i principali;
- ridurre il sale: l’elevato apporto di sale con la dieta rappresenta un fattore di rischio per l’ipertensione, una condizione notoriamente associata anche al diabete di tipo 2. Per contenere il consumo di sale da cucina, bisognerebbe limitare il consumo di cibi processati e ultra-processati (es: patatine in sacchetto, carni lavorate) e salare poco i cibi (per renderli maggiormente appetibili, al posto del sale, è possibile usare le spezie).
È interessante segnalare che questi dettami dietetici valgono non solo in chiave preventiva, ma anche terapeutica e che sono parte integrante di qualsiasi regime alimentare mirato a promuovere salute e benessere.
Per conoscere nei dettagli l’argomento dieta per pazienti diabetici, è consigliabile rivolgersi al proprio medico di riferimento.
In che modo fare attività fisica previene il diabete e quanta farne?
L’attività fisica regolare garantisce un contributo alla prevenzione del diabete di tipo 2 non solo prezioso, ma anche essenziale.
Prima di analizzare quanta bisognerebbe farne a settimane, è importante spiegare perché fa bene. I benefici sono sostanzialmente tre:
- migliora la sensibilità dei tessuti all’insulina: questo vuol dire ostacolare il fenomeno dell’insulino-resistenza, la condizione da cui spesso scaturisce il diabete di tipo 2;
- induce il passaggio del glucosio dal sangue ai tessuti (in particolare a quello muscolare): ciò contribuisce a mantenere nella norma la glicemia. A tal proposito, è senza dubbio interessante aggiungere che questo passaggio del glucosio ha luogo con un meccanismo indipendente dall’insulina, il che rende il tutto particolarmente vantaggioso anche in chiave terapeutica;
- aiuta a mantenere il normopeso: muoversi significa consumare calorie e contrastare la sedentarietà.
Per quanto riguarda la dose di attività fisica, le indicazioni OMS rappresentano il riferimento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona adulta dovrebbe praticare dai 150 ai 300 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata a settimana oppure, sempre a settimana, dai 75 ai 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità elevata, facendo attenzione a limitare il tempo speso in attività sedentarie.
Inoltre, per ulteriori benefici, dovrebbe svolgere almeno 2 volte a settimana dell’attività fisica di resistenza (allenamento con pesi), per fortificare la salute di ossa e muscoli, e, dopo i 65 anni, almeno 3 volte a settimana dell’attività di miglioramento della mobilità e dell’equilibrio, per ridurre il rischio di cadute accidentali.
Tutti i numeri del diabete in Italia
In base ai dati ISTAT del 2020 (ultimo dato fornito dall’Istituto), in Italia, la prevalenza del diabete nella popolazione adulta era del 5,9%, percentuale corrispondente per il nostro Paese a 3,5 milioni di persone circa.
Sempre secondo ISTAT, inoltre, la prevalenza della malattia è in aumento lento, ma graduale, e presenta una connessione con l’età che avanza: è maggiore, infatti, per la fasce di popolazione più anziani (dopo i 75 anni arriva a una percentuale pari al 21%).
A fornire altri numeri interessanti relativi al diabete in Italia è il sistema di sorveglianza PASSI, il quale, relativamente al biennio 2022-2023, riporta le seguenti informazioni:
- poco meno del 5% della popolazione adulta di età compresa tra i 18 e i 69 anni riferisce una diagnosi di diabete;
- la prevalenza del diabete aumenta in funzione dell’età: è al 2% per la popolazione di età inferiore ai 50 anni, mentre sfiora il 9% per le persone di età compresa tra 50 e 69 anni;
- il diabete è più diffuso nella popolazione di sesso maschile (5,4% negli uomini contro 4,4% nelle donne) e nelle regioni del Meridione (al Centro e al Nord è meno frequente);
- il diabete è più frequente tra le fasce socio-economiche più svantaggiate e/o con istruzione carente (arriva quasi al 16% tra chi non ha un titolo di studio o al più la licenza elementare e raggiunge il 9% tra chi presenta difficoltà economiche);
- dal 2008, la prevalenza del diabete non è cambiata eccessivamente. Tuttavia, si è registrato un cambiamento che merita senza dubbio una citazione: la prevalenza è diminuita nella fascia di popolazione compresa tra i 50 e i 69 anni, mentre è aumentata tra i più giovani.
Il sistema di sorveglianza PASSI, inoltre, riporta altri importanti dati numerici relativi, in questo caso, al legame tra diabete e rischio cardiovascolare, confermando quanto detto in precedenza relativamente a questa connessione:
- il 49% dei pazienti diabetici soffre anche di ipertensione (contro il 17% delle persone senza diabete);
- il 42% dei pazienti diabetici riferisce anche una diagnosi di ipercolesterolemia (contro il 17% di chi non soffre di diabete);
- il 70% dei diabetici italiani è sovrappeso od obeso (contro il 42% delle persone senza diagnosi di diabete) e, di queste, solo il 45% sta seguendo una dieta per perdere peso;
- il 48% dei pazienti diabetici ha uno stile di vita completamente sedentario (contro il 34% delle persone che non soffrono di diabete);
- il 22% delle persone con diabete fuma.
Queste percentuali fanno concludere che la strada per sensibilizzare le persone rispetto al diabete e all’importanza di scelte salutistiche è ancora molto lunga e va affrontata con campagne di informazione corretta e supporto ai pazienti.
Conclusioni
Il diabete è una malattie dalle significative ripercussioni sulla qualità della vita: gli alti livelli di glucosio nel sangue, infatti, possono influenzare la salute vascolare, nervosa, renale, oculare, tanto per citare solo alcune delle possibili conseguenze.
Fortunatamente, però, la sua forma più comune, ovvero il diabete di tipo 2, è una condizione in buona parte prevenibile, in quanto correlata in modo significativo ad abitudini di vita scorrette, a cominciare dagli eccessi dietetici e dalla sedentarietà.
Fondamentali in chiave preventiva (ma anche terapeutica) sono l’alimentazione equilibrata e sana, e la pratica regolare di attività fisica.
Domande Frequenti (FAQ)
Il diabete, o diabete mellito, è una malattia metabolica cronica caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue, una condizione nota come iperglicemia. Il diabete è connesso alla scarsa presenza di insulina e/o alla resistenza dei tessuti a questo ormone. L’insulina, prodotta dal pancreas, è essenziale per far entrare il glucosio nelle cellule per l’energia, mantenendo in equilibrio la glicemia.
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui le cellule pancreatiche che producono insulina vengono distrutte, causando una conseguente ridotta produzione dell’ormone. Il diabete di tipo 2, la forma più comune (circa il 90% dei casi), è generalmente caratterizzato da insensibilità dei tessuti all’insulina (insulino-resistenza). In questa forma, il corpo non produce abbastanza insulina o quella prodotta non funziona correttamente.
Il diabete gestazionale è la forma che può svilupparsi nelle donne incinte per effetto dei cambiamenti ormonali indotti dalla gravidanza. L’iperglicemia, se non gestita, può provocare complicanze macrovascolari e microvascolari (come retinopatia, nefropatia e neuropatia). Queste complicanze sono in grado di compromettere in modo molto serio la qualità di vita della paziente.
No, il diabete di tipo 1 non può ancora essere prevenuto. A differenza del diabete di tipo 2, per il quale una combinazione di modifiche dello stile di vita può ridurre il rischio in circa la metà delle persone, il diabete di Tipo 1, essendo autoimmune, non è prevenibile.
L’insorgenza del diabete di tipo 2 è fortemente connessa a uno stile di vita non salutistico. I fattori modificabili includono sovrappeso/obesità, aumento del girovita e sedentarietà. Contribuiscono anche l’alimentazione scorretta, l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, il fumo, l’ipertensione e l’ipercolesterolemia.
L’attività fisica regolare è un contributo prezioso ed essenziale nella prevenzione e nella terapia del diabete di tipo 2. Essa migliora la sensibilità dei tessuti all’insulina (contrastando l’insulino-resistenza) e aiuta a mantenere il normopeso. Inoltre, l’attività fisica induce il passaggio del glucosio dal sangue ai muscoli con un meccanismo indipendente dall’insulina, un aspetto vantaggioso in chiave terapeutica.
Le indicazioni dell’OMS per una persona adulta raccomandano dai 150 ai 300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata. In alternativa, sono consigliati dai 75 ai 150 minuti settimanali di attività aerobica intensa. Per ulteriori benefici, si dovrebbe svolgere almeno due volte a settimana attività fisica di resistenza (con pesi).
Le modifiche più importanti includono mangiare sano senza eccessi calorici e prediligere i carboidrati ricchi di fibre. Bisogna scegliere sempre bevande non zuccherate e limitare drasticamente il consumo di carni rosse/lavorate e grassi saturi. È essenziale consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, e ridurre il sale per contenere il rischio di ipertensione.
Sì, l’iperglicemia persistente può provocare complicanze gravi a lungo termine, che compromettono seriamente la qualità di vita. Queste includono complicanze macrovascolari (es. infarti e ictus) e microvascolari, come retinopatia, nefropatia e neuropatia. Livelli elevati di zucchero nel sangue possono causare problemi agli occhi, ai reni e ai piedi.

